Roma antica nell’area dell’Ecomuseo Casilino

Il territorio analizzato rimane esterno all’area urbana per quasi tutto il periodo storico che prendiamo in esame. Tuttavia, in esso si riscontrano già durante l’antichità alcuni elementi presentati nella scheda che riguarda l’immigrazione dentro le mura di Roma.

In particolare, nella nostra area si sviluppano una serie di ville per lo sfruttamento agricolo del territorio. Con il termine di villa è indicata sin dalla tarda repubblica qualcosa di più di una semplice abitazione rurale. L’edificio centrale è il nucleo di una azienda agraria, inizialmente a conduzione familiare. Quando dall’agricoltura per il sostentamento della famiglia si passa alla coltivazione per la vendita, si ricorre agli schiavi, che stanno affluendo a Roma prima dal resto della Penisola, poi da tutto il bacino mediterraneo, infine dall’Europa continentale. Gli schiavi servono non solo per i lavori nei campi, ma anche per il mantenimento degli edifici e l’organizzazione della vendita, ma bisogna sorvegliarli.

Attorno a una villa si struttura quindi una complessa organizzazione lavorativa. Sono perciò assunti sorveglianti che controllano gli schiavi mantenendone i ritmi e la qualità del lavoro e impedendone eventuali ribellioni.

In un secondo tempo gli stessi sorveglianti iniziano a provenire dalla massa servile e sono posti sotto un sovrintendente, spesso di analoga origine, che funge da vicario del padrone e gode di particolari privilegi, nonché della speranza di essere liberato.

Crescendo il numero del personale, servo o meno, cresce il numero degli edifici e si riorganizza l’insieme delle abitazioni e dei campi. Nella “pars dominica”, risiede la famiglia padronale: abbiamo quindi l’edificio principale, i giardini e gli orti per l’uso familiare, ma anche semplicemente per passeggiarvi. Nella “pars massaricia”, troviamo l’area e gli edifici destinati agli schiavi e/o ai lavoratori liberi. In quella “fructuaria” abbiamo infine quanto serve alla lavorazione dei prodotti e/o al loro stoccaggio, quindi magazzini e impianti di trasformazione. Il processo di espansione è incrementato dalla diversificazione e dalla crescita della produzione agricola. Almeno nell’Italia centrale restano fondamentali l’olivicoltura e la viticoltura, ma si aggiungono orti e pascoli. Gli schiavi della villa non coltivano solo i campi e

ne raccolgono i frutti, ma producono vino, olio, formaggi per il consumo interno e la vendita.

I reperti dell’area in esame mostrano che in essa è stato percorso questo intero cammino, dalle attività agricole familiari a quelle per il mercato, dal lavoro di parenti e persone libere all’impiego di schiavi.

Sui due lati della Casilina sorgono le più antiche ville, tra cui quella ad duas lauros (ai due allori: il simbolo delle ville imperiali). Iniziate in età repubblicana, quando sono dedite soprattutto alla viticoltura, raggiungono il pieno sviluppo tra II e I sec. a.C., quando la coltivazione si differenzia e, per esempio, nella villa della Piscina ci si dedica alla floricoltura, e restano in funzione sino al VI secolo d.C.

Durante e dopo le prime invasioni barbariche, i proprietari si servono di milizie per proteggerle: ovviamente la villa imperiale gode della protezione della guardia dell’imperatore. In seguito, sono abbandonate e usate solo per depredarne materiali edilizi.

Le ville non sono l’unica testimonianza di presenza straniera in un’area compresa tra importanti vie di comunicazioni, poiché vi si incontrano la via Labicana e quella Prenestina, dopo essere partite assieme dalla porta Esquilina (al tempo delle Mura Serviane) e poi da quella Praenestina-Labicana (Mura Aureliane).

Un’altra importante prova è legata alle strutture funerarie. Già al primo miglio della Labicana si trovano infatti le catacombe cristiane di S. Castulo, oggi nell’omonima via al Tuscolano. Al secondo miglio sorgono invece le catacombe ebraiche, probabilmente tra via Casilina e via Filarete, ma nessuno le ha viste dopo un primo rapido scavo nell’Ottocento. Sono probabilmente costruite nel III secolo d.C. e servivano alla popolazione di religione ebraica di tutta l’area, forse a partire dalla stessa porta nelle mura imperiali. Al terzo miglio abbiamo la ricordata villa imperiale, ristrutturata da Costantino (274-337), dopo la conquista di Roma e della corona imperiale nel 312. Nel complesso della villa “ad duas lauros” l’imperatore erige tra il 315 e il 326 un mausoleo dinastico, in origine pensato per la famiglia e poi destinato alle sole spoglie della madre Elena (da qui il nome attuale), per altro nata in Bitinia, cioè nell’attuale Turchia, come parte della cerchia costantiniana. Il mausoleo è parte integrante della chiesa dei martiri Marcellino e Pietro, basilica cimiteriale posta sopra le catacombe omonime, attive già nel secolo precedente come quelle ebraiche.

Dall’insieme di queste catacombe e mausolei si può dedurre una presenza immigrata, soprattutto ebraica e comunque dal Levante mediterraneo. Le catacombe cristiane sono comunque abbastanza tarde da non corrispondere a un’area di insediamento originariamente non romano.

Bisogna inoltre considerare che nella villa imperiale si trova anche il sepolcreto degli “equites singulares”, i cavalieri di scorta di un comandante militare o dell’imperatore. Tali cavalleggeri hanno la caserma nell’area laterana, ma prestano servizio anche nella residenza imperiale, dove nel III secolo sono sepolti. Sennonché Costantino li scioglie e ne rade al suolo la caserma principale, sul cui sito è costruita la basilica lateranense, perché hanno sostenuto Massenzio il suo avversario nella contesa per l’impero.

Comunque, nella villa imperiale, anche dopo la scomparsa degli “equites”, è alloggiato un corpo di cavalleria, che come gli altri doveva avere componenti non romane. I cavalleggeri sono infatti reclutati fra le popolazioni sottomesse, ma non ancora in possesso della cittadinanza. Dunque, potevano essere barbari e in effetti alcuni adorano divinità celtiche. Secondo alcuni studiosi si potrebbe addirittura affermare che la maggioranza di questi soldati è di origine germanica.

I casi citati esemplificano in conclusione diverse presenze immigrate nella zona che ci interessa: gli schiavi, gli ebrei e i cristiani (almeno nella prima fase, quando sono parte della migrazione ebraica, ma anche dopo quando si affermano tra gli schiavi e tra le comunità emigrate dal Mediterraneo orientale), i militari (gli equites singulares e più in generale i cavalleggeri).

Ai margini dell’area che ci interessa abbiamo inoltre il parco dei Gordiani, che prende il nome dalla famiglia di origine anatolica, cui appartengono nel III secolo tre imperatori: Gordiano I (159-238), Gordiano II (192-238) e Gordiano III (225-244). Non sappiamo, però, se quella villa sia stata effettivamente il luogo della residenza principale di tale famiglia

BIBLIOGRAFIA

Ashby, Thomas; Lugli, Giuseppe (1928). La villa dei Flavi cristiani “ad duas lauros” e il suburbio imperiale ad oriente di Roma. Memorie. Atti della Pontificia Accademia romana di Archeologia, 2: 157-192.

Dello Russo, Jessica (2010). The Jewish Catacomb on the Via Labicana. Roma Subterranea Judaica, 3: 10.5281/zenodo.5676249.

Gioia, Patrizia; Volpe, Rita (2004). Centocelle I. Roma S.D.O. Le indagini archeologiche. Soveria Mannelli: Rubbettino.

Quilici, Lorenzo (1977). La via Prenestina: i suoi monumenti, i suoi paesaggi. Roma: Bulzoni.

Riga, Livia (2015). Antiche ville e nuovi panorami virtuali: il caso di Centocelle (Roma). Scienze dell’antichità, 21, 1: 223-240.

Vismara, Cinzia (2013). Le catacombe ebraiche di Roma venticinque anni dopo. Palinodie, revisioni, nuove linee di ricerca. In Marco Palma ed Ead. (a cura di), Per Gabriella. Studi in ricordo di Gabriella Braga, IV (1843-1892). Cassino: Edizioni Università di Cassino.

Volpe, Rita; Arnoldus Huyzendveld, Antonia (2005). Interpretazione dei dati archeologici nella ricostruzione storica e ambientale del paesaggio suburbano: l’area di Centocelle nel suburbio sudorientale. In Barbro Santillo Frizell e Allan Klynne (a cura di), Roman villas around the Urbs. Interaction with landscape and environment. Roma: Istituto Svedese. Disponibile a http://www.svenska-institutet-rom.org/villa/.

Volpe, Rita (2007). Centocelle II. Roma S.D.O. Le indagini archeologiche. Soveria Mannelli: Rubbettini. Volpe, Rita; Bettelli, Marco; Festuccia, Silvia; Remotti, Esmeralda (2009). Contesti di VI secolo A.C. sul pianoro di Centocelle (Roma). In Marco Rendeli (a cura di), Ceramica, abitati, territori nella bassa valle del Tevere e Latium vetus (125-136). Roma: École française.