Fondare un museo è un atto rivoluzionario

Come avrete avuto modo di comprendere, questo volume intende definire il perimetro progettuale e di ricerca di un progetto di rigenerazione che si pone al di fuori di una certa retorica “rigenerazionista” (1).

L’idea non “inventare” un nuovo senso dei luoghi, né procedere a una “urban renovation” mascherata, ma restituire spazi di democrazia dell’abitare ai cittadini, luoghi in cui sia possibile sia costruire percorsi relazionali e culturali, sia riappropriarsi dell’identità profonda dei luoghi, ricostruendo quell’immaginario collettivo che spesso è la vera assenza nei contesti urbani più complessi.

L’idea da cui procede M.A.U.Mi, quindi, utilizzare il museo come strumento generativo di nuovi spazi di aggregazione e welfare, partendo dall’idea che le missioni museali (salvaguardare, valorizzare, formare e ricercare) vadano ben oltre l’idea classico di uno spazio espositivo (o meglio ancora ostentativo).

Il Museo, come luogo dell’ispirazione, allora, diventa il piede di porco che scardina l’idea stessa di periferia, rivendicando la centralità dei luoghi per chi li vive, indipendentemente dalla loro collocazione nella geografia urbana. Il Museo non è più il luogo della liturgia laica in cui il potere celebra la sua storia, la sua identità e la sua forza, ma il polo in cui un territorio si incammina sul percorso di ricostruzione di quell’immaginario collettivo locale che le esigenze politiche, economiche e sociali hanno piegato alle esigenze di altri e altro.

Non abbiamo inventato nulla, per essere onesti. Basta pensare, rimanendo a Roma, alla straordinaria esperienza del Museo di Casal de’ Pazzi, che ha letteralmente rivoluzionato l’idea stessa di un territorio, costruendo un dispositivo che prima di essere espositivo e autenticamente rigenerativo dell’immaginario dei e sui luoghi.

Con M.A.U.Mi. seguiremo questo percorso, provando a costruire uno spazio d’ispirazione, ricerca, narrazione, formazione, salvaguardia e valorizzazione in un luogo marchiato a fuoco con le stimmate del margine e dentro uno spazio che da sempre è considerato generatore di degrado e insicurezza. Con in più l’idea che sia uno spazio abitato e abitabile, non separato ma integrato a 360 gradi nella vita del territorio.

Con M.A.U.Mi. proveremo a innescare il reframe2 della narrazione di questo pezzo di Roma, partendo proprio da un tema che, sebbene sia la radice da cui si dipana l’identità profonda del territorio, è diventato la pietra angolare da cui derivare ogni suo problema (dalla monnezza alla sicurezza, dai trasporti alla gentrification). Con in più l’idea che si possa fare dal basso, attraverso un percorso autenticamente collettivo, non guidato da un’istituzione ma che, semmai, guida l’istituzione verso nuove prospettive di governance.

Con M.A.U.Mi. proveremo a dimostrare che fare un museo è un atto rivoluzionario, ma che si realizza solo se il museo esce dal museo e invade la vita.

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1) Alongi R., La Narrazione dei processi di rigenerazione urbana in Francia. Il caso del PNRU, Università degli Studi di Palermo, 2017, pp. 148-164

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