Il medioevo nell’Ecomuseo Casilino

L’abbandono delle ville imperiali e in genere di tutte le aziende agrarie dell’area contribuì al progressivo spopolamento di questa.

Probabilmente qualche forma di sfruttamento rurale su scala non piccolissima prosegue nei primi secoli medievali, ma tutto decade tra i due assedi longobardi alla città di Roma del 592 e del 756.

Non per questo, però, l’area non vede più stranieri. La trasformazione della Roma pontificia in città santa favorisce infatti il turismo religioso e questo da Roma si irradia in direzione di altre mete, in particolare di Gerusalemme.

La via Francigena, che scende dalla Francia come indica il nome stesso, non si ferma nell’Urbe, ma prosegue sino a Bari, Brindisi e Otranto, i principali porti d’imbarco per la Terra santa.

Poiché l’idea del pellegrinaggio in Palestina viene allora attribuita a S. Elena, che per prima l’avrebbe compiuto, lungo l’antico asse viario della Labicana la prima tappa del viaggio diviene la visita del mausoleo della madre di Costantino e delle vicine catacombe di Marcellino e Pietro.

Come evidenziato nella Scheda 3, il pellegrinaggio è un volano di turismo religioso, nonché di turismo tout court e di immigrazione. Alcune strutture di appoggio per i romei hanno infatti bisogno di personale capace di intendere la lingua dei visitatori e di essere da questi ben accetti.

Nel tempo riprende la coltivazione dell’area. Le terre sono ripartite tra famiglie aristocratiche e proprietà ecclesiastiche.

Dato l’abbandono generale e il pericolo di scorrerie brigantesche, nonché di scaramucce feudali, i singoli casali sono spesso fortificati, come mostra la costruzione di una torre di avvistamento, forse del XII secolo, all’angolo tra l’odierna Casilina e la Palmiro Togliatti.

La torre è chiamata di S. Giovanni (perché di proprietà della basilica omonima) e protegge un casale agricolo, facente parte dei beni basilicali, poi nel Seicento è ribattezzata come torre di Centocelle.

Nell’area di Villa Gordiani abbiamo un processo analogo, ma secondo una dinamica lievemente differente. Alcuni resti della costruzione sono fortificati ed è innalzata una torre di guardia, ma dal XII secolo proprio le opere difensive sono trasformate in casali per lo sfruttamento agricolo dei luoghi.

In genere i contadini sono stanziali, ma il territorio ospita anche pastori, visto che aree abbandonate sono lasciate a pecore e capre, e lavoratori stagionali. Queste due tipologie di lavoratori prevedono migrazioni dalle aree confinanti, spesso ripetute ogni anno in occasione della transumanza e dei raccolti.

In questo angolo rurale della campagna romana, l’insediamento resta, però, assai scarso per tutto il medioevo e quindi non favorisce la continuazione delle migrazioni che avevano contraddistinto il periodo più antico. Tuttavia, bisogna notare come con l’andare del tempo i casali agricoli divengono piccoli insediamenti, seguendo tutto sommato un processo analogo a quello delle ville antiche, ma senza il concorso degli schiavi.

BIBLIOGRAFIA

Cardini, Franco (2005). In Terrasanta. Pellegrini italiani tra Medioevo e prima età moderna. Bologna: il Mulino.

Tomassetti, Giuseppe (1979). La Campagna Romana antica, medievale e moderna, vol. 3, Via Cassia e Clodia, Flaminia e Tiberina, Labicana e Prenestina. Firenze: Olschki.

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