Nei secoli moderni, ma in realtà già dalla fine del medioevo prosegue l’antropizzazione della zona in esame. La diffusione dei casali permette il ripopolamento progressivo della campagna attorno a Roma, mentre la città rimane comunque all’interno della cinta muraria e anzi pure qui amplissimi spazi sono abbandonati e trasformati in campi.
L’Urbe abitata infatti è comunque rinserrata alla curva del fiume, di fronte e a fianco di S. Pietro. Una parte delle vigne e delle tenute dentro le mura dà vita a nuovi nuclei di insediamento.
Nella seconda metà del Cinquecento la villa del Quirinale è edificata e diviene la residenza abituale dei papi, che ripopolano le aree che da questo colle scendono verso la città abitata e risalgono verso Porta Pia.
La ricostruzione degli assi viari cittadini permette di collegare meglio al centro popolato i nuclei abitativi nelle zone tra Termini e S. Maria Maggiore, nonché la cittadella lateranense. Quest’ultima, però, si espande poco nei secoli moderni e soltanto verso l’interno, cioè verso il Colosseo.
Fuori delle mura la campagna di questo settore è suddivisa in vaste proprietà della basilica lateranense e di quella liberiana (S. Maria Maggiore). In esse crescono i casali e divengono micro-villaggi, che in alcuni casi favoriscono il lento avvicinarsi alla capitale di una piccola migrazione locale.
Roma funziona infatti come un faro migratorio, ma non sempre ci si entra direttamente, spesso si preferisce un percorso di avvicinamento progressivo, in cui è risucchiato pure chi viene da più lontano per lavorare come pastore o come bracciante stagionale.
In certi casi è la costituzione di piccoli nuclei insediativi a garantire nuovi e inaspettati arrivi. Lungo la via Prenestina, il Torrione prenestino, un mausoleo a pianta circolare nell’area oggi del Pigneto, è compreso in una vigna medievale. Poi, nel Quattrocento passa alla famiglia Rufini ed è adibito a deposito, protetto da una piccola torre. Alla fine del Cinquecento è dei domenicani irlandesi che vi affiancano un casale. Questo ramo dell’ordine si serve generalmente di personale e affittuari locali, ma garantisce comunque una presenza straniera, che diviene stabile dopo che è a loro consegnata la basilica di S. Clemente nel 1677.
In sé questo accadimento è marginale, ma anticipa il di molto successivo insediamento di altre comunità religiose straniere. Si pensi a Villa Certosa, su via Filarete, che negli anni Venti del secolo scorso è ceduta alle suore di Nostra Signora di Namur per aprire a Tor Pignattara una scuola elementare. La stessa villa alla metà del decennio successivo ospita le ancelle dell’Amore Misericordioso, fondate nel 1930 a Madrid, e alla fine del secolo le missionarie della Carità di madre Teresa di Calcutta.
Tornando all’età moderna possiamo notare come alla fine di essa l’intera area qui in esame è sempre divisa in due grandi proprietà, sempre appartenenti alla basilica lateranense e a quella liberiana, che, però, iniziano a frazionarle e a cederle a famiglie romane, aristocratiche e non.
Nel 1870 all’interno del Casilino-Villa Gordiani abbiamo tre grandi tenute (S. Giovanni o di Centocelle, Alessandrina a sud e Casetta degli Angeli a nord) e queste sono date in enfiteusi a famiglie di estrazione borghese e successivamente avviate alla lottizzazione e alla vendita. Le attività principali sono sempre legate alla pastorizia e all’agricoltura estensiva, che impiega lavoratori stagionali e di pastori spesso di regioni vicine.
Analogamente nell’area prenestina si procede alla riorganizzazione in due tenute, rispettivamente dei Del Drago e dei Lancellotti, che crescono secondo meccanismi similari. Nel terreno della tenuta dell’Acqua Bullicante, posseduta dai primi, abbiamo ancora i resti di una villa familiare, che dovrebbe datare al periodo a cavallo fra Otto e Novecento, mentre in altri angoli dei possedimenti nascono micro-villaggi.
Nel frattempo. il servizio postale garantisce il collegamento a Roma lungo le strade consolari, ma si comincia molto presto a sognare qualcosa di più complesso. Nel 1856 è aperta la ferrovia Roma-Frascati con due sole stazioni, a Porta Maggiore e a Campitelli (a tre chilometri dal centro di Frascati). Tuttavia, un progetto del 1850 mostra come si era pensato a una stazione più esterna a Roma lungo la Prenestina. In realtà scelte analoghe si rivelano poco fruttuose, perché stazioni periferiche non attirano i viaggiatori, e nel 1874 il treno è portato da un lato a Termini e dall’altro a Frascati, rimandando a futuri progetti il collegamento lungo la Prenestina o la Casilina.
BIBLIOGRAFIA
Rossi, Giorgio (1979). L’agro di Roma tra ’500 e ’800. Condizioni di vita e lavoro. Roma: Edizioni di Storia e Letteratura.
Tomassetti, Giuseppe (1979). La Campagna Romana antica, medievale e moderna, vol. 3, Via Cassia e Clodia, Flaminia e Tiberina, Labicana e Prenestina. Firenze: Olschki.

