Flavia Giulia Elena di Mr. Klevra

L’ultima opera del muro nord del giardino di Casa Scalabrini è dedicato a Flavia Giulia Elena, madre di Costantino I che, secondo tradizione, naque a Drepanum (nell’attuale Turchia) intorno alla metà del terzo secolo dopo Cristo e morì intorno al 335 a Treviri (Germania).

Stando a quanto ci riferisce Sant’Ambrogio, Elena lavorava come stabularia (oggi diremmo locandiera) e fu presa da Costanzo Cloro come concubina (e secondo altri come moglie). Dall’unione dei due giovani naque, appunto, Costantino I. Quando Costanzo ottenne il titolo di Cesare, gli imperatori Diocleziano e Massimiano nel 293 gli imposero di ripudiare Elena e di unirsi a Teodora, figliastra del secondo. Elena venne così allontanata dalla famiglia e dal figlio che fu allevato alla corte di Diocleziano. Quando Costantino diventò imperatore, decise di dare alla madre gli onori che le erano stati negati a causa le sue umili origini. Le conferì il titolo di Augusta, diede il suo nome a una provincia (Helenopontus) e a una città (Helenopolis, già Drepane, città natale di Elena). Morì a circa ottant’anni in Germania, a Treviri, dove aveva seguito il figlio.

Oltre che per essere la madre di Costantino, Elena viene ricordata per la sua fede cristiana che la portò intorno al 326 ad intrapredere un viaggio in Terra Santa dove, secondo la leggenda, scoprì la Croce di Gesù avendo fatto eseguire scavi sul luogo del Calvario. Alcune fonti attribuiscono alla sua influenza alcune delle più importanti innovazioni politiche di Costantino (prima fra tutte l’Editto di Milano) e in via generale la fine della persecuzione dei cristiani a Roma e quindi, a tutti gli effetti, la creazione delle condizioni che consentirono alla “nuova” religione di diffondersi nell’Urbe e poi in tutto il mondo.

L’area in cui sorge Casa Scalabrini 634 (e quindi M.A.U.Mi) è nel perimetro di un’antica proprietà di Elena, il Fundus Laurentum (o Laurentus), che si estendeva dalla Porta Sessoriana (attuale Porta Maggiore) fino al Mons Gabus (da identificarsi con il mausoleo detto “Monte del Grano”, presso Piazza dei Tribuni) ed era compreso tra le vie Prenestina e Latina. L’attuale quinto Municipio ricade, quindi, quasi integralmente in questo perimetro e in esso vi è una delle più importati “tracce” del passaggio del personaggio di Flavia Giulia Elena a Roma: il Mausoleo dinastico, che sorge al III Miglio dell’antica via Labicana, la cosidetta “Torre Pignattara” dove le sue spoglie hanno riposato per secoli. Nonostante questo evidente legame storico e simbolico tra questo territorio e la figura della madre di Costantino, nel territorio la figura di Elena è, curiosamente, poco rappresentata: a parte la chiesa a lei dedicata che ospita una sua immagine scultorea, non esistono celebrazioni particolari a lei dedicate, oppure sue rappresentazioni pittoriche. La figura di Elena, così centrale per la storia della città e così presente materialmente e simbolicamente nel territorio del Municipio è marginale nell’immaginario delle comunità che vivono in questa parte di Roma.

Mr. Klevra, autore dell’opera, sceglie Elena come simbolo del passaggio tra la storia antica e quella medievale, in quanto personaggio che condensa nella sua storia, nella sua origine e nella sua progenie tanti dei fattori che hanno reso possibile questa transizione. Elena, infatti, è una figura direttamente e indirettamente collegata a gran parte dei processi che sono alla base del cambio di paradigma che determina questo “salto” d’era. Basti pensare al passaggio dal paganesimo al cristianesimo oppue allo spostamento ad oriente del baricentro dell’Impero Romano. La madre di Costantino, anche solo simbolicamente, è parte integrante di quel processo di trasformazione di una città che “partita da modestissimi inizi, è talmente cresciuta da essere oppressa dalla sua grandezza” (come recita la citazione di Tito Livio che spicca nella parte bassa dell’opera). Grandezza che si dissolverà nel giro di pochi secoli e darà vita a una nuova Roma, non più degli imperatori ma dei papi, non più delle catacombe ma delle chiese, non più potenza militare ma spirituale.

Con quest’opera, l’artista celebra questa figura straordinaria realizzando la prima opera pittorica pubblica che rappresenta Elena in quello che era il suo territorio. Una sorta di “ritorno a casa” che Mr. Klevra decide di realizzare con due scelte stilistiche fortemente politiche che afferiscono al dominio fisico e culturale della Santa.

Nel corso dei secoli, almeno in occidente, la figura di Elena è stata progressivamente spogliata della sua “natura” e “cultura” bizantina. Se si eccettua quelle antiche, le rappresentazioni della Santa che sono giunte ai nostri giorni ci presentano una figura neutralizzata da ogni connotato orientale. La trasformazione è evidente nella cultura quella popolare, dove Elena è ormai trasformata in donna occidentale con l’uso massiccio di tratti somatici “non-orientali”, come la capigliatura bionda e l’incarnato pallido. Si veda in tal senso il libro per bambini “Elena” di Maria Loretta Giraldo (edizioni Paoline), dove la figura della Santa è modulata su quella delle principesse delle fiabe nord-europee.

L’artista, in tal senso, decide di cambiare decisamente registro, scegliendo di creare la prima opera pittorica pubblica sulla madre di Costantino scegliendo di rappresentarla con uno stile (l’icona) che la “ricolloca” nella sua tradizione culturale bizantina e con dei tratti somatici che (nei colori dell’incarnato, degli occhi e dei capelli) riportano la fisicità della donna in un immaginario mediterraneo.

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