Segni di appartenenza ad una comunità. Tracce di un passaggio. Questo ci dona Daniele Tozzi con la sua opera in cui mescola stili, ispirazioni e tecniche.
Da secoli abitanti del territorio e viaggiatori hanno esplorato i cuniculi delle catacombe dei SS. Marcellino e Pietro lasciando un’attestazione della loro presenza, incidendo o scrivendo i propri nomi rafforzando la loro identità, la loro storia e il loro passaggio.
Questo palinsesto di umanità è stato ricreato sulla parete del M.A.U.Mi con diversi tratti, strumenti e colori dall’artista Daniele Tozzi, chiamato a rappresentare l’epoca moderna nel territorio di Tor Pignattara. Sono presenti non solo nomi reali di persone che hanno frequentato le catacombe, ma anche di coloro che stanno lasciando il proprio segno nel quartiere, rendendolo luogo di migrazioni e accoglienza.
Su questo sfondo così evocativo emerge uno sgargiante animale simbolo di eternità e presente nelle catacombe, il pavone, realizzato con la tecnica artistica che contraddistingue l’artista: il calligramma. L’immagine del pavone è infatti interamente composta e costruita da una frase: “Sembra esserci nell’uomo, come nell’uccello, un bisogno di migrazione, una vitale necessità di sentirsi altrove”di Marguerite Yourcenar , scrittrice franco-belga.
Una necessità insita da sempre nell’uomo di trovare luoghi accoglienti e sicuri per poter vivere, sfidando avversità e rischi, cercando nuove opportunità.
Il murale diventa una testimonianza di quella idea di viaggio che nell’epoca moderna ha raggiunto la maturità: il viaggio di formazione. Non più un’avventura, ma una ricerca, spinta dal desiderio di trovarsi altrove, necessità che nutre la crescita umana e culturale. Chi ha lasciato la sua firma nel muro delle catacombe ha voluto testimoniare di essere stato lì, di aver viaggiato e visitato quel luogo, ritenuto importante e degno di essere ricordato e raccontato.
Una testimonianza muta di secoli di viaggi alla scoperta di un territorio ritenuto affascinante: un immaginario in netta contraddizione con il racconto che dall’unità d’Italia si è fatto delle aree di Roma fuori le mura, ritenute un deserto pericoloso e privo di interesse e quindi non degne neanche di essere citate nei libri di Storia.

