Simone Montozzi, in arte Simone tso, grafico e fumettista romano affronta il tema della Roma moderna e dell’importanza che ha avuto lo “straniero” nell’arricchimento culturale e artistico della città.
Siamo nell’epoca moderna (1492-1815) e Roma vivrà, in tutti e quattro i secoli, diversi fermenti culturali; artisti provenienti da ogni parte di quello che possiamo ancora chiamare soltanto Stivale si riversano nella capitale dello Stato della Chiesa in cerca di una commissione. In questo periodo vengono realizzate alcune delle opere che sono ancora oggi indissolubilmente legate al volto dell’Urbe, ma che nascondono in realtà una mano “straniera” ossia al di fuori dello Stato Pontificio.
Simone Tso fotografa quella Roma attraverso una mappa del centro storico che, di primo acchito, risulta perfettamente riconoscibile: la presenza del tridente, del corso del Tevere e il Colosseo non lasciano dubbi. Tuttavia la mappa, che non vuole essere una ricostruzione dettagliata ed esatta del tempo storico trattato, pone una domanda molto chiara: e se mancasse ciò che era di mano “straniera”?
Guardando più a fondo si notano delle mancanze, dei “buchi” nel tessuto urbano riempiti da macchie di colore verde che, come in un viaggio visionario e ancestrale, rappresentano dei… dinosauri! L’animale con effetto straniante e surreale serve a convogliare l’attenzione dello spettatore proprio su quelle mancanze. Infatti i dinosauri occupano proprio il posto di monumenti che, senza l’intervento dell’artista o della committenza straniera, non sarebbero mai esistiti.
A cominciare da piazza del Campidoglio disegnata da Michelangelo (Repubblica di Firenze), la chiesa di Trinità dei Monti voluta dal re di Francia Carlo VIII, palazzo Venezia costruito da papa Paolo II (Repubblica di Venezia ) e ancora piazza del Popolo, sant’Ivo alla Sapienza, santa Maria Maggiore e alcune sezioni del palazzo del Quirinale.
Dunque è così che saremmo noi senza di loro, semplicemente non saremmo più noi ma soltanto come dei dinosauri senza altra occupazione che distruggere la nostra identità.

